Digital Afterlife: cosa capita ai nostri dati quando passiamo a miglior vita?

March 4th, 2010 § 0

Sepolcri
Ad Adele McAlear è capitato di perdere un amico e di restare impressionata dal persistere del legame di amicizia su Facebook. A me è capitato lo stesso e chissà quanti di voi hanno vissuto la medesima esperienza.
Mentre a me la cosa ha lasciato abbastanza indifferente (anche se non nego di provare commozione nel vedere comparire ogni tanto l’avatar dell’amico che non c’è più), ad Adele, ha generato interrogativi profondi sui grandi temi della vita e sull’ off-line definitivo, al quale tutti siamo destinati.
Ne è nato un lavoro interessante, tuttora in corso, che si chiama deathanddigitallegacy.com e che ha per tema l’impatto della morte sulle nostra identità digitale. Nel suo blog, Adele raccoglie testimonianze e racconti su questo tema, sì funereo, ma anche molto interessante e concreto.

Infatti, ad uno sguardo superficiale, siamo tentati di archiviare in fretta la questione. È tipico ritenere che una volta morti, non ci importerà più nulla delle tracce digitali che abbiamo lasciato in vita.
La cosa invece si dimostra assai differente nel momento in cui iniziamo a pensare alle persone care che lasceremo in questo mondo, figli compresi.

Sì perché, alla fine, le digital footprints possono raggrupparsi in due macro categorie: quelle qualificabili grazie ad un certo valore economico e quelle di natura sentimentale o affettiva.
Per quanto concerne le prime, è facile capire quale valore in termini economici possa avere una proprietà intellettuale. Quanto potrebbe valere un inedito di uno scrittore famoso che giace nascosto fra i documenti di GoogleDocs? Oppure un dominio ambito, magari in scadenza proproo a poche settimane dalla nostra scomparsa?
Dove si parla di lavoro, e specialmente di proprietà intellettuale, sono certo che agli eredi non dispiacerebbe avere l’opportunità di poter verificare i contenuti di alcuni account.
Sicuramente alcuni ritrovamenti “digitali” sarebbero in grado di cambiare persino il tenore di vita di una persona o di un’intera famiglia.
Per quanto riguarda invece le tracce legate alla sfera sentimentale e privata, credo che la cosa sia ancora di maggiore attualità. Oggi sottoscriviamo delle policy per le quali siamo consapevoli dei settaggi di sicurezza dei nostri account email, facebook, linkedin, ecc… ma giunti alla fine della nostra vita, per quanti anni queste policy rimarranno in accordo con quanto da noi accettato?
Se domani Facebook decidesse, per assurdo, di aprire tutte le foto al pubblico, sareste proprio contenti di rendere disponibili certe fotografie ai vostri figli o ai vostri genitori?
E se a distanza di tempo le miei scelte, allora legittime, risultassero inconcepibili o peggio, disdicevoli? La morale comune cambia nel tempo…
Per rispondere a queste esigenze, tutt’altro che banali, sta persino fiorendo un mercato di servizi e di consulenza. Da deathanddigitallegacy.com fino a entrustet.com, sono tante le start-up che hanno iniziato a lavorare su questi temi facenod nascere nuove figure professionali, come ad esempio il Digital Executor.

Quindi che dire, se non…long life & prosper!?

Augmented Identity

February 24th, 2010 § 1

Augmented ID
Mentre sto ancora cercando di capire quali siano le opportunità dell’Augmented Reality, scopro che probabilmente siamo già andati oltre.
Stiamo, infatti, per parlare di Augmented Identity.
Sì, perché la ditta svedese TAT (acronimo di “The Astonishing Tribe”) ha realizzato un software per dispositivi mobile che miscela sapientemente le ultime tecnologie di riconoscimento facciale, il cloud computing e l’augmented reality con le nostre identità digitali, fatte di social network e digital footprints.
Il risultato di questo mix è un prototipo che si chiama Recognizr. Si tratta di un’applicazione mobile che permette all’utente di fotografare con la webcam del cellulare chi è con lui, inoltrare la foto a un potente server in cloud computing, il quale ha il compito di analizzare il volto della persona fotografata con i migliori software di riconoscimento facciale. Nel caso in cui il volto si trovi nella banca dati (al momento il prototipo è connesso con la Libreria di Polar Rose) allora il software sarà in grado di restituire una serie di informazioni legate all’identità digitale della persona in oggetto: nome, cognome, informazioni generali, social networks, ecc…
L’applicazione è in grado di riconosce automaticamente la posizione del volto nello scatto e di “contronarla” delle icone “social” correlate all’indentità della persona ritratta nella fotografia.
L’applicazione, al momento, è solo un prototipo, in grado di girare su Android abbinato a smartphone con telecamere superiori ai 5 megapixel, ma si sta lavorando anche alla versione per iPhone.

Di per sé il software pare ben fatto e sembra consentire l’apertura di scenari interessanti, anche se mi piacerebbe provarlo di persona. Sarei molto curioso di capire quale precisione riesca a raggiungere il riconoscimento facciale e fino a che punto sia in grado di riconoscere i volti. Ad esempio quando sono parzialmente coperti (come quando s’indossa un cappello) e fino a quale distanza questo risulti possibile. Inoltre fino a quando l’unica library sarà quella di Polar Rose? Quali altre potrebbero aderire al progetto ?
Certo è che se il prodotto continuerà a evolvere in questa direzione, non ora, ma magari fra qualche anno, potremmo ritrovarci con le nostre foto taggate automaticamente.
Paura, eh? Mentre con terrore pensate alla fine che sta facendo la vostra privacy…godetevi la demo in questo video caricato dalla TAT su Youtube.

Il villaggio e la piazza

February 23rd, 2010 § 0

Il villaggio e la piazza
Il tema della “digital reputation” è scottante e richiederebbe un intervento legislativo a livello nazionale e comunitario finalizzato a ridisegnare i confini della privacy e della riservatezza. Come prima riflessione sul tema, si può rilevare che nelle forme di espressione del Web – socialnetwork, blog, forum di discussione, mailinglist, chatroom – c’è “qualcosa di nuovo, anzi d’antico”. L’”antico” è il villaggio, i minimi termini di una comunità di persone che decidono di condividere una porzione della loro vita individuale. La piazza è allora il centro del villaggio e la via principale il canale che la alimenta. Tutti sapevano tutto di tutti nel villaggio, la notizia correva di bocca in bocca, spesso ingigantendosi con particolari. La Rete è il villaggio contemporaneo e i suoi strumenti di espressione sono l’equivalente della “piazza” e del corso principale”. In questo contesto la digital reputation nulla innova rispetto a quella che un tempo era la “fama”. Nessuno costringe nessuno: le notizie, i dati e le informazioni sono liberamente immesse e altrettanto liberamente circolano, sono apprese emodificate. Ecco questo è il punto di partenza per ogni discussione serena priva di pregiudizi: nessuno è obbligato a usare determinati strumenti diespressione allo stesso modo che nessuno è obbligato a girare in piazza né tantomeno a raccontare di sé al primo che incontra.

Cresciamo

February 22nd, 2010 § 0

Antonino Attanasio
Da domani, a scrivere su queste pagine saremo in due. Inizierà a farci visita anche Antonino Attanasio.
Antonino è un avvocato (nonchè un buon amico!) che si occupa di diritto dell’impresa e di diritto delle nuove tecnologie, con un taglio prettamente “consulenzile”. Dice di trovare Digital Reputation molto interessante perché in maniera chiara e sintetica (Ndr. Grazie!) mostra tutte le problematiche legate alla diffusione incontrollata dei dati personali nella Rete. Dovendo seguire le imprese clienti, capire se e in che modo la Rete può veicolarne l’immagine per lui è fondamentale l’attenzione a questo tema, in termini soprattutto di prevenzione di danni all’immagine.

Antonino, che dire: benvenuto!

  1. Photo credits: luca.sartoni

Le insidie del Dating online

February 17th, 2010 § 0

I pericoli e le insidie del Dating Onlline
Qualche giorno fa mi hanno raccontato che in una nota azienda, alcuni dipendenti hanno riconosciuto casualmente, fra i profili di un sito di dating online, una loro collega che ricopre una posizione apicale nell’azienda. Non esattamente nel top management, ma in un ruolo importante e di tutto rispetto.
La voce, insieme a commenti malevoli si è subito diffusa in azienda. Qualcuno, in cui si intravede non poco risentimento, ha provato ad approcciarla dando delle false generalità e riuscendo a farsi spedire foto molto compromettenti. Le quali girano, adesso, da pc a pc, da cellulare a cellulare .
Cose che capitano, direte voi…In effetti è vero: capitano, anche spesso!
Secondo un sondaggio promosso da YouGov, il 49 % degli uomini e il 41% delle donne ha usato un sito di dating per cercare l’anima gemella.
Mi sembrano dati esagerati, e forse sembrano così perchè sono relativi agli USA. Certo è che con queste statistiche non c’è da meravigliarsi se a crescere sono anche il numero di chi, su questi siti, ha fatto brutte esperienze.
A parte i bugiardi che mentono sul peso, sull’età e che mandano le foto ritoccate, i siti di dating stanno diventando i migliori amici dei truffatori incalliti, che li usano come cavalli di troia per entrare in intimità con le vittime, rubare informazioni sensibili e poi sfruttarle per ricattare o sottrarre denaro.
L’approccio classico è quello di creare una certa confidenza per poi chiedere denaro per le cure di un fantomatico figlio malato, per comprare un frigorifero nuovo, per comprare una dentiera alla nonna povera, per rimpiazzare l’unico cavallo della fattoria che si è azzoppato e che purtroppo il nonno ha dovuto abbattere!
Le persone dedite a questo tipo di truffe appartengono ad ambo i sessi ma hanno caratteri e atteggiamenti seriali, che si ripetono nel tempo e che sono comuni in ciascuno di loro:

  • Non amano mai parlare in dettaglio della loro vita privata, piuttosto fanno parlare e ascoltano
  • Vogliono arrivare in fretta a usare i “nomignoli” che ogni innamorato usa, perché è più facile per loro chiamarvi “amore” (esattamente come tutte le altre vittime) che non con il vostro vero nome!
  • Non aspettano molto a chiedere denaro, in un paio di settimane per arrivano al dunque e cheidere soldi. Giusto il tempo di tessere la tela…
  • Normalmente usano sempre un nome fittizzio, che sono costretti a cambiare di vittima in vittima. Perciò se li cercate su Google, su 123People.it, su Pipl.com,  o su uno degli altri motori di ricerca per persone, difficilmente troverete informazioni su di loro. Anzi il profilo sarà, comunemente vuoto. I più esperti hanno iniziato ad usare anche dei nomi molto comuni, per essere sicuri di avere una quantità sufficiente di omonimi  (es. quale dei mille “Paolo Rossi” sono?!).
  • Se vi hanno contattato su un determinato sito di dating , è probabile che fra gli utenti ci sia anche qualche altre vittima delle loro. Se l’azienda di dating è seria, aspettatevi che sia in grado di aiutare i suoi clienti a condividere queste esperienze sui forum interni, in modo da collaborare fattivamente e proattivamente alla loro sicurezza.

Un’altra cosa a cui bisogna fare, purtroppo, sempre più attenzione è l’altissimo numero di minorenni che su questi siti si propongono per inoltrare foto erotiche (sexting) o pornografiche in cambio di una ricarica telefonica o di qualche regalino.
Questo tipo di baby-prostituzione, in Italia è in aumento e ha già destato l’attenzione dei mass-media. Nel caso in cui siate contattati da uno o una minorenne:  mai accettare! Interrompete immediatamente qualsiasi comunicazione al primo indizio che vi porta sospettare.

Ovviamente non bisogna avere alcun contatto con loro, sia per  una questione di legalità e di moralità, sia  perché poi, queste foto restano; sono magari tracciate e chissà che fine possono fare.
Un domani, qualcuno potrebbe chiedervi conto delle foto di minorenni ammiccanti archiviate nell’hard-disk. Sarebbe veramente un vero e proprio pasticcio, dal quale la vostra reputazione (online e non) riceverebbe un colpo mortale.

Se la tua reputazione è stata messa in pericolo dalle persone incontrate sui siti di dating, raccontaci la tua storia. Anche in forma anonima le tue brutte esperienze aiuteranno gli altri. Per questo usa i commenti o scrivmi in privato all’indirizzo gm@digitalreputation.it .

  1. Photo credits: kwerfeldein

Errori che si pagano cari…

February 13th, 2010 § 0

Nudi su Facebook
Tutti possono scontrarsi con situazioni nelle quali non avrebbero mai voluto imbattersi. A volte è la sorte a buttarci nella mischia, altre volte sono le persone a noi care che inavvertitamente (o meno) ci fanno del male, altre volte siamo noi, con delle imprudenze, a metterci nei guai con le nostre mani.
Di quest’ultimo caso parla proprio il rapporto realizzato da Save the Children e Adiconsum, in cui si scopre che l’8% di minori tra i 15 e i 17 anni che usa Internet per mettere online foto di sé nudi o in atteggiamenti sessualmente espliciti.
Questo è uno dei tanti dati preoccupanti emersi grazie alla ricerca dal titolo “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani” stilata da queste due organizzazioni, in occasione della giornata dedicata all’uso sicuro e responsabile delle nuove tecnologie fra i giovani.

Purtroppo nel nostro Paese diverse imprudenze di questo tipo hanno conquistato gli onori delle cronache e sono state in grado di rovinare irrimediabilmente la vita a diversi giovani (soprattutto ragazze).

Video hard girati con il fidanzato che finiscno in Rete, immagini  scattate di nascosto che vengono pubblicate su Facebook, ci mancava solo il sexting. Questi generi di contenuti si diffondono da subito nel paese, nella propria città. Poi si ha a che fare con gli sguardi della gente, con la delusione dei genitori…e poi? Poi si finisce per leggere  il proprio nome sui quotidiani. Già. perchè un tempo, sin dal giorno dopo, le loro pagine erano destinate ad incartare la verdura al mercato. Oggi, invece, con internet le pagine restano lì, sempre pronte a raccontare le vostre “imprese” a chiunque cerchi qualche informazione su di voi.

In Italia di storie tristi legate a questi temi ne abiamo purtroppo avute tante. Perugia, Adria, Feltre, Moncalieri, Milano, Torino, non si ferma certamente a queste l’elenco delle città in cui si sono consumati drammi del genere. Lo shock e la vergogna sono fortissimi. Gli effetti dovuti a questi traumi scavano dentro di noi come fiumi carsici, per poi riaffiorare a distanza di tempo con tutta la loro forza.

L’unica cosa da fare è non farsi mai né riprendere né fotografare in questi atteggiamenti e in queste situazioni. Nemmeno dalle persone di cui abbiamo la massima stima e fiducia. Mai. Da nessuno e per nessun motivo.

Vi sembrerà poco, ma non c’è altro da fare.

In U.K. potrai dare un voto online al tuo padrone di casa

February 9th, 2010 § 0

Online reputation per i padroni di casa
Il governo inglese sta pensando di aprire un sito web simile a TripAdvisor per consentire agli inquilini affittuari di postare su internet dei feedback sui loro padroni di casa.
Il Ministro delle Politiche Abitative, John Healey, ha dichiarato che un sito  in grado di dare la possibilità agli affittuari di esprimere pubblicamente delle valutazioni sui propri padroni di casa, porterebbe chiarezza nel mercato immobiliare, favorendone l’auspicato rilancio.
I dettagli li trovare sul Telegraph, nell’articolo “Tenants given new right to post feedback on landlords on internet”.

  1. Photo credits: MacQ

ENISA: pubblicato nuovo report

February 8th, 2010 § 1

Medici e Facebook
Oggi l’agenzia di “sicurezza cibernetica” (?!) dell’EU, cioè l’ ENISA (European Network and Information Security Agency) ha presentato un nuovo report sull’accesso ai Social Networks tramite telefono cellulare dal titolo “Online as soon as it happens“.

La cosa è stata ripresa dalle agenzie stampa che hanno evidenziato in particolar modo il capitolo in cui vengono elencate le 17 regole d’oro su come contrastare i rischi da “digital footprint”. A me le 17 regole d’oro non hanno colpito affatto. Mi ha, però, incuriosito vedere citata l’Italia come esempio negativo per quanto riguarda i comportamenti online tenuti dai medici (cfr. pag. 27).
Visto il post di questa mattina: un’incredibile coincidenza!

Usando Google ho così potuto costruirmi una nutrita bibliografia sull’argomento.
Vi segnalo gli articoli che non potete permettervi di trascurare:

È pur vero che, se in Italia vi sono esempi negativi, capita altrettanto nelle altre Nazioni. Ad Haiti, ad esempio, non ci si è fermati nemmeno davanti all’immane tragedia del terremoto:

Gli scheletri nel profilo del tuo medico

February 8th, 2010 § 0

Medico e privacy
The Chronicle of Higher Education” è il nome della prima fonte d’informazioni, notizie e offerte di lavoro per quanto concerne il mondo delle facoltà e dei college americani. Ha sede a Washington e può contare su 70 editori e giornalisti a impiegati a tempo pieno più 17 corrispondenti da tutto il mondo.
Proprio alla fine dello scorso Gennaio, sulle sue pagine, è stata pubblicata un’inchiesta di Jill Laster dal titolo: “There May Be Skeletons in Your Doc’s Online Profile” nella quale si metteva in luce il comportamento online degli studenti, degli specializzandi in medicina e purtroppo anche dei medici adulti. Infatti, senza alcuno scrupolo si è visto come questi pubblichino, sui propri profili Facebook, foto di pazienti lesive, non solo della loro privacy ma anche della loro dignità .

Non è una novità che gli studenti non abbiano il minimo pudore nel pubblicare qualsiasi tipo di foto, dalla sbronza presa durante una festa fino a qualche scatto da “humor nero”. E’ però preoccupante scoprire che i comportamenti degli adulti non sono differenti. Anche loro utilizzano Facebook senza avere la minima attenzione al comportamento che un ruolo così delicato come quello del medico, richiede.

Le Università e i centri di formazione stanno correndo ai ripari, cercando di far crescere la consapevolezza in studenti e medici. Ad esempio la SUNY Upstate Medical University ha aggiunto corsi di etica su Facebook, da quando il neurochirurgo Dr. Donald Blaskiewicz ha pensato di postare sul suo account, alcune immagini di lui in compagnia di un cranio umano aperto. Alla foto si sono subito aggiunti in calce un’infinità di commenti macabri, in perfetto stile “Hannibal the cannibal” e lo scandalo è finito sulle prime pagine dei giornali nazionali.

Una ricerca condotta da The Journal of the American Medical Association evidenzia come in 47 scuole americane di medicina su 79, vengano già segnalati casi in cui gli studenti abbiano postato online materiale compromettente per la loro futura professionalità e, in ben 6 di queste, il materiale sia risultato lesivo proprio di quel legame di fiducia che dovrebbe esserci tra paziente e dottore.

Certo che nemmeno dei medici, oggi, ci si può più fidare!

  1. Photo credits: anh quan

Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei

February 4th, 2010 § 0

E-book e Privacy
Un antico detto monastico recita: “Una casa senza libri è come una fortezza senza armeria”. È per questo che la grande libreria che abbraccia diverse pareti della mia stanza la chiamo così. Chi entra qui vede subito come la penso su certe cose, a quali ideali ho donato l’energia della mia gioventù, quali autori hanno formato il mio pensiero. Insomma una serie incredibile di dati, informazioni, curiosità sulla mia persona. Chi volesse conoscermi veramente, forse, potrebbe risparmiare tempo e passare qualche minuto a osservare cosa contiene “l’Armeria”. Vi troverebbe i libri scelti da me, si accorgerebbe di alcuni che sicuramente mi sono stati regalati. In breve tempo potrebbe farsi un’idea perfino su chi frequento.

Racconto questo perché dietro alla sfida di oggi fra iPad e Kindle per la supremazia nell’e-reading qualcuno si inizia a domandare quanto questi strumenti utilissimi chiedano in cambio alla nostra privacy. I primi a interrogarsi su questo tema sono stati quelli della Electronic Frontier Foundation (EFF), un’associazione che entra in gioco quando, in questa era digitale, viene minacciata la liberà delle persone.
Il risultato della loro ricerca è pubblicato in una pagina internet dal titolo “An E-Book Buyer’s Guide to Privacy” che ha visto pubblicato un aggiornamento proprio in questi giorni.

Vediamo velocemente alcuni esempi di lettura che in qualche modo fornisce informazioni a terzi, senza che noi ne siamo, spesso, consapevoli.

Quando leggiamo alcune pagine su Google Books, dobbiamo loggarci. Appena abbiamo fatto questo, iniziamo ad essere tracciati. Recitano infatti i “Terms of use”:

When you use Google Books, we receive log information similar to what we receive in Web Search. This includes: the query term or page request (which may include specific pages within a book you are browsing), Internet Protocol address, browser type, browser language, the date and time of your request and one or more cookies that may uniquely identify your browser.

Se passiamo invece ai dispositivi mobili la situazione, si complica e per certi versi si aggrava perché i dati tracciati sono maggiori e riguardano, le nostre sottolineature, le note, gli appunti, i commenti al testo che fascciamo fino ad arrivare alla posizione geografica in cui si sta usando il dispositivo.
Prendiamo per esempio i “Terms of use” del Kindle, che se volete entrare nello specifico non vende libri ma li concede in licenza:

Information Received. The Device Software will provide Amazon with data about your Device and its interaction with the Service [i.e. the wireless connection, purchases through the Kindle Store, etc.] (such as available memory, up-time, log files and signal strength) and information related to the content on your Device and your use of it (such as automatic bookmarking of the last page read and content deletions from the Device). Annotations, bookmarks, notes, highlights, or similar markings you make in your Device are backed up through the Service. Information we receive is subject to the Amazon.com Privacy Notice.

A mio avviso, il punto più delicato dell’analisi della EFF, resta quello legato alla condivisione di questi dati. Non c’è nessuna garanzia che le informazioni che questi dispositivi raccolgono non siano in seguito vendute a terzi, chissà per quali scopi, senza che l’utente ne sia veramente consapevole. Infatti, la maggior parte dei dispositivi dà la possibilità di non condividere con terzi queste informazioni solo attraverso l’opt-out.

La ricerca della EFF è completa e concisa, se volete approfondire il tema vi consiglio di consultarla con attenzione. Lo scenario purtroppo non offre molte vie d’uscita per tutelare la propria privacy. Le uniche due possibilità sono:

  • andare a comprare gli amati libri di carta direttamente il libreria e pagando in contanti
  • usare un e-reader open source gratuito come FBreader, che si impegna a non traccare informazoni e dati

Per il resto… buona lettura!

  1. Photo credits: le vent le cri