Profilo su LinkedIn: i campi “Summary” e “Specialities”

LinkedIn è un servizio sempre maggiormente utilizzato, in grado di regalare ottime opportunità di crescita professionale a chi decide di entrare a far parte del network. Grazie ad esso, con pochi click, moltissimi recruiter hanno la possibilità di consultare l’enorme quantitativo di curriculum conservato nel suo database. Diventa quindi fondamentale curare il proprio profilo e mantenerlo sempre in ordine.
Statisticamente i campi più ostici da compilare sembrano essere: “Summary” e “Specialities”.
Il primo è lasciato solitamente vuoto, oppure riempito con una lunghissima lettera di presentazione. Il secondo viene spesso usato come deposito di “keyword”, inserite con la speranza che aiutino ad essere trovati dal motore di ricerca.
Discutendo online con Osvaldo Danzi di questi temi, ho appreso che all’occhio del recruiter, i due campi, rivestono invece una fondamentale importanza.
In “Summary”, il selezionatore, si aspetta di trovare un flash che in poche righe riassuma l’attività professionale della persona, mentre nel campo “Specialities” vorrebbe trovarsi elencate le competenze generiche di quest’ultima.
In poche parole: è necessario curare al meglio le prime due aree, specificando poi i dettagli della propria situazione attuale nello spazio destinato da LinkedIn a descrivere l’occupazione. Sarà poi sufficiente, limitare ad un veloce colpo d’occhio, tutto quello che riguarda il percorso professionale e di carriera svolto in passato.
Al recruiter interessa sapere cosa il candidato sa fare e cosa fa oggi, per capire meglio cosa sia possibile proporgli e per cosa sia appropriato candidarlo. Certo, è interessante anche il percorso dal quale proviene, ma non fino a sapere il dettaglio delle mansioni ricoperte da lui nel passato. Infatti, sono in pochi quelli che sarebbero interessati a svolgere gli stessi compiti di allora, in una nuova posizione…




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