Personal Branding: 6 cose da NON fare!

Ormai, basta cercare su google per trovare una marea di materiale sul Personal Branding. Benché la letteratura sulla materia non manchi, alla fine i consigli sono di solito sempre gli stessi: è necessario avere un profilo su Linkedin, è fortemente raccomandato scrivere sui blog e sui social network, Twitter è da tenere in altissima considerazione, lasciate tracce positive, ecc…
Per questo mi fa piacere segnalarvi l’articolo di Meridith Levinson apparso oggi su CIO e scritto insieme ad alcuni guru americani del personal branding.
In poche pagine vengono messe a fuoco le cose da non fare, gli errori in grado di vanificare gli sforzi per avere un’ottima reputazione online e trovare soddisfazione nella crescita professionale
Spesso sono errori banali, come confondere l’aumento della visibilità con il personal branding , essere poco focalizzati, seguire ciò che fanno gli altri senza differenziarsi, essere incoerenti ed ambigui con i nostri comportamenti online. Il tutto pensando magari che i risultati sui i blog e sui social media si raggiungano senza costanza e in breve tempo. Oppure, peggio ancora, sovra-esponendosi.
L’articolo completo si intitola “6 Personal Branding Mistakes That Can Threaten Your Job Search” e lo trovate qui.
Buona lettura!
- Photo credits: Daniel Y. Go


è necessario avere un profilo su Linkedin,
è fortemente raccomandato scrivere sui blog e sui social network,
Twitter è da tenere in altissima considerazione,
lasciate tracce positive
Ma cosa scrivere e cosa lasciare su twitter/linkedin/social network è veramente così secondario? Le istruzioni sono per dare corpo ad una forma senza sostanza?
L’articolo mi sembra ben fatto, a parte questa affermazione che non condivido
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Dato che il mondo del lavoro chiede orizzontalità e non verticalità, in molti ambiti, rischia di essere un problema NON avere la slash-identity.
Per il resto, consigli sicuramente sensati, ma altrettanto opinabili, la cui applicazione spesso porta via prezioso tempo nell’allargare le proprie conoscenze o competenze per poi scrivere qualcosa di sensato.
Alessandra,
faccio un po’ fatica a capire. Non trovo scritto da nessuna parte, nell’articolo della Levinson, che sia secondario cosa scrivere su twitter/linkedin/social networks.
Anzi, nel punto uno, evidenza che spesso la gente parte con usare gli strumenti senza sapere chi è, dove vuole andare e cosa vuole fare.