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Le banche valutano l’affidabilità creditizia tramite i Social Network

21 Jan 2010 / 3 Comments / in Personal/by giorgiominguzzi

Affidabilità creditizia attraverso i social network

Il 13 dicembre scorso, Erica Sandberg ha proposto, sul blog City Brights, un interessante articolo che richiama un’approfondita inchiesta da lei realizzata sull’uso delle digital footprint in ambito finance.

L’inchiesta rivelava una notizia curiosa: la Rapleaf, un’azienda specializzata in analisi dati, ha iniziato a studiare i social network per fornire alle banche ulteriori parametri di giudizio sull’affidabilità creditizia dei netizen.

In poche parole, avendo il 67% delle persone connesse alla Rete, un account di un social network, è possibile tracciare  un profilo delle loro frequentazioni, estrapolando così ottimi dati demografici.

Gli studi demografici non sono un’invenzione recente, le banche li hanno sempre usati, oggi però c’è la possibilità di averne, semplicemente, di più accurati.

Ma com’è possibile utilizzare quello che c’è sui social network per queste attività?

E’ possibile perché sicuramente fra i vostri 400 amici su Facebook, ve ne sarà più di uno già censito nelle banche dati degli istituti di credito. Questo può banalmente accadere  per la richiesta di mutuo, per la sottoscrizione un prodotto finanziario o previdenziale, o per l’insermento del suo nome nel database della centrale dei rischi. Così,  se si riuscisse a correlare le informazioni presenti in questi archivi con la lista dei vostri amici su facebook si potrebbero fare delle considerazioni interessanti. Statisticamente se cominciano a esserci due, tre o quattro…dieci…cento… dei vostri amici che hanno manifestato interesse verso uno specifico prodotto finanziario, magari anche voi potreste esserne interessati. Magari non è così, magari non lo siete affatto, ma il principio del “like follows like” è approssimativo ma sufficientemente concreto da rendere possibile una correlazione.

Così facendo questi dati potrebbero massimizzare i risultati della azioni di marketing, che diventerebbero da indiscriminate a mirate, e assai meno costose.

Non solo. Immaginate il caso in cui, il massimale della vostra carta di credito vi sia assegnato in base ai calcoli di un sofisticato algoritmo che tiene conto di quanto risultan “buoni pagatori” i vostri amici su Facebook… migliore è la reputazione della cerchia di amici che avete su FriendFeed, maggiore sarà la sicurezza che appartenendo, bene o male, alla loro stessa fascia sociale, il vostro comportamento andrà ad assere più prevedibile e meno rischioso per la banca.

Davanti a queste analisi c’è poco da fare. Sicuramente bisogna essere furbi e non accettare connessioni con profili sconosciuti o sospetti, non assegnando mai a questi le credenziali per vedere tutto il proprio profilo. Inoltre è buona norma fare le “pulizie di primavera” di tanto in tanto: tagliare le connessioni dalle quali non si riceve alcun beneficio o con le quali non si interagisce mai. Cercate inoltre, di dare occasionalmente uno sguardo alle informazioni che avete lasciato sui social network, magari nel tempo qualcosa che avete inserito può risultare non conveniente o rischiosa da lasciar pubblica.

  1. Photo credits: bitzcelt
Tags: affidabilità creditizia, buon pagatore, carte di credito, cretito, Erica Sandberg, finanza

3 Responses to Le banche valutano l’affidabilità creditizia tramite i Social Network

  1. Matteo Mucchetti says:
    January 21, 2010 at 10:50 am

    Articolo interessante e anche un po’ sconcertante… Sicuramente l’interesse verso i social anche di grandi aziende sta crescendo (e questo l’ho sperimentato anche in maniera diretta) :-D però aspetti come questi rischiano di diventare pericolosi per gli utenti.

    Non sarebbe affato carino vedersi un mutuo rifiutato o avere casini con la banca perché alcuni tuoi contatti non sono dei “buoni pagatori”…

  2. Luca Sartoni says:
    January 21, 2010 at 2:34 pm

    questo è un post estremamente interessante

  3. spataro says:
    January 21, 2010 at 3:57 pm

    Io sapevo per le assicurazioni, che nel regno unito gia’ giravano per avere informazioni.

    In Italia la centrale dei rischi viene gestita secondo criteri di legge. Non escluso pero’ che un fornitore esterno fornisca altre informazioni.

    Interessante, merita ricorare il problema.

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