Reputazione online e ricerca del lavoro: molte le aziende che consultano i Social Network per le referenze dei candidati

July 13th, 2010 § 0

Ricerca Adecco, 123 People, Digitar Reputation
Secondo un’indagine condotta da Adecco, da 123people e da Digital Reputation, spesso i profili mal impostati sui social network possono influenzare l’esito di un colloquio.

Tra i vari motivi adducibili all’insuccesso di un colloquio di lavoro, potrebbe esserci una foto non “sufficientemente” professionale o un profilo inadeguato postati su uno dei Social Network, come ad esempio Facebook. E’ quanto emerge da una ricerca condotta su 100 imprese italiane e 400 candidati e lavoratori, e curata da Adecco, leader mondiale nella gestione delle risorse umane, in collaborazione con 123people, motore di ricerca di persone in tempo reale, e digitalreputation.it, blog che offre consigli pratici su come prendersi cura della propria reputazione online.

Infatti, secondo l’indagine, emerge innanzitutto che l’83% di tutti gli intervistati (hr manager, lavoratori e candidati) che hanno partecipato al sondaggio, dice di utilizzare i motori di ricerca per monitorare la propria digital reputation (soprattutto Google, Facebook e 123people). In merito alla fase di selezione e colloquio, inoltre, se è vero che un HR manager su 3 dichiara di non aver mai scartato a priori un candidato sulla base di quanto visionato online, cioè dopo aver “googlato” il nome dell’aspirante lavoratore, e quindi di non farsi troppo condizionare dalle informazioni (i CV cestinati dopo l’analisi su Internet è pari all’8%), tuttavia il 36% dei referenti dice di ricorrere comunque all’online per approfondimenti e/o verifiche.

Dalla ricerca emerge, infatti, che ai social network i selezionatori ricorrono prima di tutto per: effettuare controlli incrociati sui curricula, 51% delle risposte; per verificare referenze e contatti professionali (48%); per accertare eventuali attitudini professionali attraverso la partecipazione a community su skill specifiche (47%); e persino per scoprire informazioni private sui candidati (40%).
Le community insomma avrebbero sostituito le ‘tradizionali referenze’, rappresentando un’enorme fonte di informazioni e notizie private e non, altrimenti irreperibili.

E chi cerca lavoro ha la consapevolezza di essere sotto i riflettori? No, secondo il 38,5% dei referenti aziendali, che ritiene che i frequentatori dei social network si muovano online spesso senza pensare alle conseguenze sulla loro digital reputation.
Tale opinione viene tuttavia smentita dal 55% dei 400 partecipanti all’indagine in qualità di candidati e lavoratori che invece sono consapevoli della rischiosità dal punto di vista professionale dell’essere presente su un social network. In primo luogo perché ritengono si possano reperire informazioni private che possono essere percepite in maniera negativa dai datori di lavoro (33,53%), oltre che far emergere contatti e passioni poco professionali (25,99%), ovvero immagini e video personali (24,8%) e per ultimo – ma non meno importante – potrebbero essere rintracciati commenti negativi personali nei confronti del proprio datore di lavoro e dell’azienda (15,67%).

Più dell’88% degli intervistati, quindi, corre ai ripari prendendo provvedimenti per tutelarsi: grazie alle impostazioni sulla privacy (50,46%) ed evitando di inserire informazioni private discutibili (37,66%). Per proteggersi dalle ‘intrusioni’ di datori di lavoro e colleghi, il 26% degli intervistati preferisce non inserire informazioni sul proprio percorso di carriera, mentre il 31% ha deciso di inserirle solo sulle community professionali o in misura diversa in base al tipo di social network (29%).

Privacy o meno, comunque, ai social network rinunciano in pochi (possiedono un profilo il 76% dei lavoratori e candidati e il 52% dei referenti aziendali intervistati) e sono considerati ormai un nuovo canale utile per promuovere la propria immagine e professionalità e cambiare o trovare lavoro (lo sostiene il 60% dei candidati/lavoratori), perché consentono il rafforzamento e l’ampliamento del network di contatti (74% delle risposte) e la partecipazione a gruppi di discussione professionale (64%).

I più utilizzati? Al primo posto Facebook – che ottiene il 52% di preferenze da parte dei referenti aziendali e il 44% dei candidati – e LinkedIn – 42% aziende e 25% candidati. Segue Xing – scelto dal 9% dei candidati e lavoratori e 5% dei referenti delle imprese – mentre FriendFeed e MySpace trovano riscontro rispettivamente solo fra il 13% e il 9% dei candidati e lavoratori, ma restano poco conosciuti fra i rappresentanti delle società intervistati.

I social media rappresentano un’ulteriore evoluzione rispetto ai mezzi di recruiting on line classici – spiega Silvia Zanella, Marketing & Communication Manager di Adecco Italia – e, come accaduto in passato, si rende necessario conoscerli e farli propri. Per questo è importante imparare a sfruttare questi strumenti sia per autopromuoversi sia per prendere degli spunti per selezionare le risorse migliori.

Ci sono due aspetti dei risultati della ricerca che mi fanno riflettere. Il primo è che ci siano ancora persone che scelgono di non esserci e non partecipare a ciò che succede in rete, convinte che questo possa metterle al riparo da eventuali problemi. Se già oltre la metà dei selezionatori verifica online i profili dei candidati – afferma Giorgio Minguzzi, fondatore di digitalreputation.it – un domani sarà più avvantaggiato il candidato che ha un profilo online con referenze pubbliche incontrovertibili o il signor nessuno il cui nome non salta fuori nemmeno con una ricerca su Google? Del resto, esattamente come i datori di lavoro, anche i candidati sono oggi in grado cercare informazioni sulle aziende che li hanno convocati per un colloquio e controllare la loro reputazione. E questo è il secondo aspetto che mi colpisce perché sembra che manchi la consapevolezza di questa reciprocità nella maggior parte dei candidati che hanno partecipato al sondaggio”.

Le aziende hanno sempre cercato maggiori informazioni sui candidati che non fossero già presenti sui CV, – dichiara Russell E. Perry, CEO 123people – e oggi Internet rende questa attività ancora più semplice grazie alle moderne tecnologie di ricerca che permettono di trovare ogni piccolo dettaglio personale, nel momento stesso in cui viene messo online. Come dimostrato da questa ricerca, bisogna stare molto attenti perché le informazioni che condividiamo oggi su Internet possono avere un serio impatto sulla nostra attività lavorativa in meno di dieci anni. Per trovare lavoro o per mantenere quello che si ha, in futuro, è molto importante gestire attivamente e controllare le informazioni che ci riguardano online. Inoltre non bisogno dimenticare che non esistere online è ancora più sospetto.”
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La BP investe in AdWords

June 7th, 2010 § 0

La British Petroil ha investito in Google AdWords (e non solo) per contrastare l’impatto sulla sua reputazione delle notizie relative alla perdita di petrolio che sta inquinando le coste degli Stati Uniti.

Qualcuno ritiene che avrebbero dovuto attendere la riparazione del danno. C’è chi dice che non avrebbero dovuto pensare alla loro reputazione, prima di aver messo a posto le cose.
Francamente penso invece che abbiano fatto bene. Del resto ogni giorno escono nuove notizie, nuovi commenti, sull’increscioso incidente. Mi sembra che l’azienda si stia muovendo correttamente nel far sentire la propria voce. In un mondo conversazionale è legittimo che l’ufficio stampa della BP voglia dire la sua, dando agli utenti un luogo in cui poter sentire il parere e le informazioni direttamente dall’azienda.
Se non avessero fatto nulla, qualcuno starebbe parlando del fatto che non hanno avuto cura della loro reputazione digitale.
Ma, a parte qualsiasi giudizio che si può dare su questa azione di “recovery” credo che nessuno vorrebbe essere nei panni di chi sta prendendo queste decisioni. Di fatto stanno realizzando un interessantissimo case history in condizioni veramente difficili.

Aziende in U.K. : solo l’1% cura la propria reputazione online

May 28th, 2010 § 0

Reputazione in pericolo
Da una ricerca svolta a cura di Reputation247.com,emerge che in UK solo l’1% delle aziende monitora la propria reputazione online. Non è affatto un bel risultato, perché sebbene le aziende siano consapevoli di come sta cambiando il mondo, solo pochissime si curano della loro immagine online, del loro brand e di cosa viene scritto di loro sulla Rete.
Sebbene la ricerca evidenzi, come l’80% dei partecipanti dichiari di usare quotidianamente internet per ricercare potenziali clienti o prodotti da acquistare, tuttavia emerge che il 75% degli stessi affermi di non aver mai effettuato alcuna ricerca sul loro brand, sulla propria azienda e sui prodotti a loro correlati, nelle ultime 4 settimane.
Nathan Barker, fondatore  di Reputation247.com dice:

The myth that ‘we are a reputable company, so we don’t need this’ should end. We are talking here about six billion opinions. One disgruntled customer or ex-employee can reach the world. In several instances we have come across staff whom clients considered good employees and yet were going straight home and criticising the business on their blog or twitter pages.

Barker non è il primo a dirlo, ma sicuramente non ha tutti i torti. Soprattutto alla luce di quello che è emerso dal sondaggio che ha effettuato.

A proposito, però di sondaggi: non vi sarete dimenticati di partecipare alla ricerca che stiamo portando avanti con Adecco e 123People!

Partecipa al nostro sondaggio, clicca qui!


  1. Photo credits: gnackgnackgnack

Business Marketing su Facebook

April 11th, 2010 § 0

Usare Facebook per promuovere la propria azienda
Oggi sempre più imprese iniziano a guardare ai social network come una via per l’Eldorado, una strada per uscire dalla crisi, un modo facile per incrementare il business. Certamente i social network sono un’opportunità. Su questo ormai, tutti sono d’accordo, ma che il loro utilizzo si converta in un beneficio tangibile non è poi automatico come generalmente si crede. Non c’è quindi, da meravigliarsi che le aziende cerchino un modo per essere presenti nell’unico sito al mondo con più accessi di Google: Facebook.
FacebookPurtroppo, senza una conoscenza approfondita delle dinamiche e degli strumenti da utilizzare, il rischio di fare una pessima figuara e di rovinare la propria reputazione è praticamente una certezza.
Per quanto riguarda la presenza delle aziende su Facebook, a mio avviso, l’errore più diffuso è quello di aprire un profilo con il nome della propria realtà commerciale oppure con il nome del prodotto che si vuole promuovere.
Sono certo di non essere l’unico a provare fastidio nello stringere amicizia con un’automobile, una discoteca, una gelateria, un deodorante per le ascelle.
Per me, gli amici sono ancora le persone reali in carne e ossa, e non delle cose inanimate. Ma oltre al mio personalissimo fastidio, ci sono due ottimi motivi per non commettere un errore come questo.

Il primo è che fare ciò, viola i termini di utilizzo di Facebook.

Lo so che nessuno di voi (o quasi) ne ha coscienza, ma Facebook è a sua volta un’azienda che vi chiede di sottoscrivere un contratto con lei. Sottoscritto ciò, poco importa se il servizio che vi verrà offerto sarà gratuito o meno, sarete tenuti a rispettarlo.
Nelle condizioni di utilizzo è scritto nero su bianco (par. 4):
Termini di utilizzo di Facebook
Riporto in italiano l’inizio del paragrofo in oggetto: “Gli utenti di Facebook forniscono il proprio nome e le proprie informazioni reali“. Questo concetto viene ribadito ancora più incisivamente nei punti 1 e 2, in cui si sottolinea che l’utente si impegna a:

  • Non fornire informazioni personali false su Facebook o creare un account per conto di un’altra persona senza autorizzazione.
  • Non utilizzare il proprio profilo personale per ottenere profitti commerciali (ad esempio vendendo il proprio messaggio di stato a un inserzionista).

A questo punto non potete proprio lamentarvi se un bel giorno non riuscirete più ad accedere al vostro profilo “fake“. Da principio vi sembrerà di aver solo sbagliato a digitare la password, solo in seguito vi accorgerete che è apparsa una scritta nuova.
Profilo disabilitato su Facebook
Quando succede un fatto come questo, dite addio a tutti i contatti che quel profilo aveva e che con fatica eravati riusciti a raccimolare.
Segnala abusi su FacebookDovete sapere che Facebook disabilita profili così con una certa frequenza. Anche perché gli utenti che avvicinate hanno modo di segnalare gli abusi direttamente al centro assistenza.
Per inoltrare una segnalazione basta visualizzare la pagina del profilo in oggetto, in fondo alla colonna di sinistra c’è un ultimo menu dal quale bloccare gli utenti indesiderati.
Pannelo per segnalare abusi su FacebookPer completare la procedura, Facebook chiederà di selezionare da un menu a tendina le vostre motivazioni. Ve ne sono diverse, dal cyberbullismo, alla diffusione di contenuti pornografici (non ho scritto pedopornografici!), dallo stalking al profilo falso. Se selezionate quest’ultimo vi verrà chiesto di specificare ulteriormente. Fra le scelte disponibili vi è anche “rappresentazione di una persona non reale”.
A questo punto il gioco è fatto, Facebook si riserverà di fare le sue verifiche e, se lo riterrà opportuno, disabiliterà il vostro account senza nemmeno avvisarvi.
Fin qui, nulla di catastrofico, la violazione resterà un segreto fra voi e Facebook. Sparireste e basta, come se non foste mai esistiti.
Probabilmente i vostriclienti non se ne accorgerebbero nemmeno. Ma cosa succederebbe se tutto ciò diventasse, invece, oggetto di discussione?

Sì perché il secondo motivo per il quale è meglio creare esclusivamente profili reali, è che la vostra violazione può diventare di dominio pubblico.

Un esempio di come una violazione dei termini d’utilizzo di Facebook possa generare un danno permanente alla reputazione aziendale (e non solo aziendale…) è rappresentata dal caso che ha riguardato la televisione online Ravenna WebTV.
La storia è esemplare: una web TV che aprirà i battenti fra qualche giorno ha pensato di promuoversi su Facebook attraverso un profilo che ha “Ravenna” come nome e “WebTV” come cognome. Grazie a questo utente fittizio, l’azienda di cumunicazione incaricata di gestire il lancio ha iniziato a chiedere l’amicizia ad altri utenti su base geografica, fino a che qualcuno di questi ha fatto notare pubblicamente le modalità poco professionali con le quali veniva condotta la campagna di marketing. L’azienda non ha gradito affatto le critiche e ha replicato con la censura.
Risultato: oggi la blogosfera sta discutendo animatamente di questo caso, tanto che anche i risultati di Google ne sono ampiamente influenzati.

Purtroppo non sempre vale il “basta che se ne parli”, anche perchè sul web queste cose non hanno età.

Risultati Google su Ravenna WebTV

Il villaggio e la piazza

February 23rd, 2010 § 0

Il villaggio e la piazza
Il tema della “digital reputation” è scottante e richiederebbe un intervento legislativo a livello nazionale e comunitario finalizzato a ridisegnare i confini della privacy e della riservatezza. Come prima riflessione sul tema, si può rilevare che nelle forme di espressione del Web – socialnetwork, blog, forum di discussione, mailinglist, chatroom – c’è “qualcosa di nuovo, anzi d’antico”. L’”antico” è il villaggio, i minimi termini di una comunità di persone che decidono di condividere una porzione della loro vita individuale. La piazza è allora il centro del villaggio e la via principale il canale che la alimenta. Tutti sapevano tutto di tutti nel villaggio, la notizia correva di bocca in bocca, spesso ingigantendosi con particolari. La Rete è il villaggio contemporaneo e i suoi strumenti di espressione sono l’equivalente della “piazza” e del corso principale”. In questo contesto la digital reputation nulla innova rispetto a quella che un tempo era la “fama”. Nessuno costringe nessuno: le notizie, i dati e le informazioni sono liberamente immesse e altrettanto liberamente circolano, sono apprese emodificate. Ecco questo è il punto di partenza per ogni discussione serena priva di pregiudizi: nessuno è obbligato a usare determinati strumenti diespressione allo stesso modo che nessuno è obbligato a girare in piazza né tantomeno a raccontare di sé al primo che incontra.

In U.K. potrai dare un voto online al tuo padrone di casa

February 9th, 2010 § 0

Online reputation per i padroni di casa
Il governo inglese sta pensando di aprire un sito web simile a TripAdvisor per consentire agli inquilini affittuari di postare su internet dei feedback sui loro padroni di casa.
Il Ministro delle Politiche Abitative, John Healey, ha dichiarato che un sito  in grado di dare la possibilità agli affittuari di esprimere pubblicamente delle valutazioni sui propri padroni di casa, porterebbe chiarezza nel mercato immobiliare, favorendone l’auspicato rilancio.
I dettagli li trovare sul Telegraph, nell’articolo “Tenants given new right to post feedback on landlords on internet”.

  1. Photo credits: MacQ

Sopo.it e la reputazione delle aziende

January 25th, 2010 § 2

Esce su Il Sole 24 Ore la classifica delle aziende italiane in cui si lavora meglio. Vince Microsoft, seguita da Mars Italia e Cisco. Ma c’è un’altra classifica che fa parlare parecchio la Rete: è quella di Sopo.it. Si tratta di un servizio online che permette ai dipendenti di dare un giudizio sull’azienda per la quale hanno lavorato, in maniera completamente anonima e attraverso ad un sistema di rating efficace e chiaro.
A prima vista la piattaforma può sembrare una sorta di “muro delle lamentazioni” in cui gli ex dipendenti lanciano i loro giudizi e le loro piccole vendette contro gli loro vecchi datori di lavoro. Ma guardando meglio, Sopo.it si dimostra una miniera di informazioni sulla reputazione delle aziende. Le informazioni sono tante e se lette nel giusto modo, possono rivelarsi particolarmente interessanti e utili. La piattaforma di Sopo.it è così destinata a diventare il punto di riferimento per chi vuole conoscere la reputazione della propria impresa e per chi vuole controllare quella dell’azienda che lo sta per assumere.

Per capire meglio questa realtà abbiamo contattato Stefano Parisi, Amministratore Delegato di Buon Lavoro s.r.l. e socio fondatore di Sopo.it.

A lui va un sentito ringraziamento per la disponibilità dimostrata nel rispondere alle nostre domande.

GM: In Rete, quando sento parlare di anonimato garantito, iniziano a venirmi mille scrupoli. Finisco sempre per pensare che qualcuno, alla fine, si rivenderà i miei dati o ancor peggio, che i giudizi che scrivo, finiscano direttamente nelle mani del mio ex-datore di lavoro o del mio capo. Puoi rassicurare noi utenti, sulle modalità con cui viene effettuato il trattamento dei dati, magari spiegandoci anche il business model che sostiene Sopo?

SP: Fin dall’inizio abbiamo riposto molta attenzione al trattamento dei dati dei nostri utenti per garantirne l’anonimato, siamo a conoscenza di tante brutte esperienze raccontate dai principali giornali in cui alcuni dipendenti sono stati licenziati o sono stati spinti alle dimissioni per il solo fatto di aver espresso opinioni negative nei confronti della propria azienda. Abbiamo quindi voluto creare uno strumento sicuro in cui i dipendenti possano esprimersi liberamente.
Ovviamente nelle “condizioni di utilizzo” è specificato che ciascuno rimane responsabile delle proprie idee anche nel caso in cui queste risultino diffamatorie nei confronti delle aziende recensite.
Il nostro business model non prevede in alcun modo la vendita o la cessione dei dati raccolti a terzi, tanto meno ad eventuali datori di lavoro, siano essi ex o attuali. Questo risulta possibile grazie ai finanziamenti ricevuti che ci permettono completa autonomia nei confronti delle aziende recensite.

GM: Leggendo alcuni commenti dei lavoratori, si capisce subito che è facile imbattersi in persone particolarmente deluse, che sfogano la loro frustrazione e il loro risentimento contro l’ex datore di lavoro. Altre volte capita di trovare recensioni vergate dagli stessi datori di lavoro, impegnati ad “autocelebrarsi” senza ritegno. Quali consigli ti senti di dare a chi desidera consultare nella giusta maniera le informazioni contenute in Sopo, al fine di potersi formare una visione realistica delle potenzialità che l’azienda in oggetto è in grado di offrire alla propria crescita professionale ?

SP: Ho letto tutte le recensioni personalmente e ritengo che l’azienda non possa ritenersi senza responsabilità nel caso in cui un dipendente risulti frustrato. E’ opinione comune, evidentemente anche tua, che la frustrazione dei dipendenti non dipenda dalle politiche aziendali, bisognerebbe probabilmente fare un ulteriore sforzo e interrogarsi sulle responsabilità aziendali. Per quanto riguarda invece l’autocelebrazione dei datori di lavoro ritengo che questo sia un problema temporaneo oltre che inevitabile, verrà tuttavia superato nel momento in cui il numero di commenti per ciascuna azienda avrà superato la massa critica di 5/10 commenti. Verosimilmente ci saranno infatti almeno 10 dipendenti per ciascun datore di lavoro…

Per consultare correttamente il portale basterà leggere tutte le opinioni inserite (al momento si tratta di una consultazione di pochi minuti) confrontando le aziende dello stesso settore tra di loro (utilizzando la funzione confronta) in modo da avere una visione di insieme sui punti di forza e di debolezza di ciascuna azienda.

Votando la propria azienda si aiuta non solo il portale a crescere ma si offre la possibilità alla stessa di capire quali sono i punti su cui investire maggiormente per crescere e migliorare.

GM: Sopo.it, oggi recensisce circa 200 aziende. Sbaglio? Non sono molte, non sono poche. Considerando che siete giovani e che quelle che contano le recensite pressoché tutte, direi che il bilancio è positivo. Adesso però il gioco diverrà tanto più interessante quante più recensioni sarete in grado di collezionare. Quali azioni avete in programma per aumentare il numero dei votanti?

SP: Al momento abbiamo raccolto circa 800 commenti e recensiamo circa 200 aziende, è un ottimo risultato visto che siamo on-line da poco più di un mese e che siamo ancora in pieno sviluppo. Stiamo infatti raccogliendo le segnalazioni degli utenti che ci stanno aiutando a migliorare il servizio.
Nel prossimo futuro stiamo sviluppando nuove funzionalità che dovrebbero rendere il portale ancora più interessante e soprattutto stiamo lavorando ad un piano di comunicazione che ci permetta di essere conosciuti dal grande pubblico.

GM: La vostra piattaforma, sovverte l’ordine delle cose e per le imprese è sempre più difficile mantenere il controllo sulle informazioni e sulla propria reputazione online. Considerando che molte delle aziende recensite sono anche quotate in borsa, credo che alcune, se non vi hanno già chiamato è perché, ancora, non si sono accorte dell’esistenza delle recensioni al vetriolo custodite fra le vostre pagine. Ma un’azienda quali opportunità può cogliere dalle informazioni che vengono censite in Sopo.it?

SP: Come abbiamo spiegato chiaramente noi offriamo un duplice servizio, il primo è rivolto agli utenti che possono valutare bottom-up il proprio lavoro raccontando la propria esperienza, il secondo è un servizio rivolto alle aziende che potranno utilizzare il nostro portale come uno strumento di monitoraggio della soddisfazione dei dipendenti per scoprire i propri punti di forza e debolezza e raggiungere il miglioramento continuo della qualità del lavoro. E’ dimostrato che maggiore è la soddisfazione, migliori saranno i risultati aziendali.

Devo dire che i contatti che abbiamo avuto al momento con i rappresentanti aziendali sono stati positivi volti in particolar modo al miglioramento del servizio. C’è stato chi ha utilizzato il portale per fare una vera e propria indagine di soddisfazione interna, in questo modo ci poniamo come organismo terzo e indipendente in grado di garantire l’anonimato dei fruitori del servizio. Il risultato è stato utile e apprezzato.

GM: Quello che dici è interessante e credo che questo tipo di servizio, se usato in maniera non superficiale, possa avere una grande utilità sia per le aziende che per i lavoratori. Prima però, di ringraziarti per la disponibilità e salutarci, toglici un’ultima curiosità, un po’ banale se vuoi, ma ce la chiediamo tutti: Sopo, che vuol dire? Come avete trovato questo nome?

SP: Sopo è un nome di fantasia, un nome bizzarro nato in tempi non sospetti da una mente creativa, questo nick è stato coltivato per anni nella consapevolezza che prima o poi avrebbe fatto nascere qualcosa di buono, Sopo è per noi un nome familiare che adesso è diventato un progetto, che in pieno stile web 2.0, mira a sconvolgere le regole per creare qualcosa di unico, grande e assolutamente indispensabile.

L’abc…

January 4th, 2010 § 0

L'abc dela Digital Reputation

Iniziamo dalle basi. Se proprio non sapete da dove cominciare nel prendervi cura della vostra reputazione online, vi consiglio di partire monitorando un po’ quello che si dice di voi sulla Rete. Iniziamo da Google Alerts.
Google Alerts è un sistema automatizzato che vi consentirà di ricevere delle notifiche ogni qualvolta il più popolare dei motiri di ricerca avrà trovato nel web qualche cosa su di voi. Le email di notifica hanno una cadenza selezionabile secondo le vostre esigenze e contengono il link e un abstrac della notizia che vi riguarda.
Provate a impostarne uno con il vostro nome e cognome, poi aggiungetene altri usando le parole chiave che vi interessa monitorare.

Inoltre, questo video vi insegnerà un paio di trucchetti niente male. Dateci uno sguardo.

  1. Photo credits: Jeremy Brooks

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