Sopo.it e la reputazione delle aziende

January 25th, 2010 § 2

Esce su Il Sole 24 Ore la classifica delle aziende italiane in cui si lavora meglio. Vince Microsoft, seguita da Mars Italia e Cisco. Ma c’è un’altra classifica che fa parlare parecchio la Rete: è quella di Sopo.it. Si tratta di un servizio online che permette ai dipendenti di dare un giudizio sull’azienda per la quale hanno lavorato, in maniera completamente anonima e attraverso ad un sistema di rating efficace e chiaro.
A prima vista la piattaforma può sembrare una sorta di “muro delle lamentazioni” in cui gli ex dipendenti lanciano i loro giudizi e le loro piccole vendette contro gli loro vecchi datori di lavoro. Ma guardando meglio, Sopo.it si dimostra una miniera di informazioni sulla reputazione delle aziende. Le informazioni sono tante e se lette nel giusto modo, possono rivelarsi particolarmente interessanti e utili. La piattaforma di Sopo.it è così destinata a diventare il punto di riferimento per chi vuole conoscere la reputazione della propria impresa e per chi vuole controllare quella dell’azienda che lo sta per assumere.

Per capire meglio questa realtà abbiamo contattato Stefano Parisi, Amministratore Delegato di Buon Lavoro s.r.l. e socio fondatore di Sopo.it.

A lui va un sentito ringraziamento per la disponibilità dimostrata nel rispondere alle nostre domande.

GM: In Rete, quando sento parlare di anonimato garantito, iniziano a venirmi mille scrupoli. Finisco sempre per pensare che qualcuno, alla fine, si rivenderà i miei dati o ancor peggio, che i giudizi che scrivo, finiscano direttamente nelle mani del mio ex-datore di lavoro o del mio capo. Puoi rassicurare noi utenti, sulle modalità con cui viene effettuato il trattamento dei dati, magari spiegandoci anche il business model che sostiene Sopo?

SP: Fin dall’inizio abbiamo riposto molta attenzione al trattamento dei dati dei nostri utenti per garantirne l’anonimato, siamo a conoscenza di tante brutte esperienze raccontate dai principali giornali in cui alcuni dipendenti sono stati licenziati o sono stati spinti alle dimissioni per il solo fatto di aver espresso opinioni negative nei confronti della propria azienda. Abbiamo quindi voluto creare uno strumento sicuro in cui i dipendenti possano esprimersi liberamente.
Ovviamente nelle “condizioni di utilizzo” è specificato che ciascuno rimane responsabile delle proprie idee anche nel caso in cui queste risultino diffamatorie nei confronti delle aziende recensite.
Il nostro business model non prevede in alcun modo la vendita o la cessione dei dati raccolti a terzi, tanto meno ad eventuali datori di lavoro, siano essi ex o attuali. Questo risulta possibile grazie ai finanziamenti ricevuti che ci permettono completa autonomia nei confronti delle aziende recensite.

GM: Leggendo alcuni commenti dei lavoratori, si capisce subito che è facile imbattersi in persone particolarmente deluse, che sfogano la loro frustrazione e il loro risentimento contro l’ex datore di lavoro. Altre volte capita di trovare recensioni vergate dagli stessi datori di lavoro, impegnati ad “autocelebrarsi” senza ritegno. Quali consigli ti senti di dare a chi desidera consultare nella giusta maniera le informazioni contenute in Sopo, al fine di potersi formare una visione realistica delle potenzialità che l’azienda in oggetto è in grado di offrire alla propria crescita professionale ?

SP: Ho letto tutte le recensioni personalmente e ritengo che l’azienda non possa ritenersi senza responsabilità nel caso in cui un dipendente risulti frustrato. E’ opinione comune, evidentemente anche tua, che la frustrazione dei dipendenti non dipenda dalle politiche aziendali, bisognerebbe probabilmente fare un ulteriore sforzo e interrogarsi sulle responsabilità aziendali. Per quanto riguarda invece l’autocelebrazione dei datori di lavoro ritengo che questo sia un problema temporaneo oltre che inevitabile, verrà tuttavia superato nel momento in cui il numero di commenti per ciascuna azienda avrà superato la massa critica di 5/10 commenti. Verosimilmente ci saranno infatti almeno 10 dipendenti per ciascun datore di lavoro…

Per consultare correttamente il portale basterà leggere tutte le opinioni inserite (al momento si tratta di una consultazione di pochi minuti) confrontando le aziende dello stesso settore tra di loro (utilizzando la funzione confronta) in modo da avere una visione di insieme sui punti di forza e di debolezza di ciascuna azienda.

Votando la propria azienda si aiuta non solo il portale a crescere ma si offre la possibilità alla stessa di capire quali sono i punti su cui investire maggiormente per crescere e migliorare.

GM: Sopo.it, oggi recensisce circa 200 aziende. Sbaglio? Non sono molte, non sono poche. Considerando che siete giovani e che quelle che contano le recensite pressoché tutte, direi che il bilancio è positivo. Adesso però il gioco diverrà tanto più interessante quante più recensioni sarete in grado di collezionare. Quali azioni avete in programma per aumentare il numero dei votanti?

SP: Al momento abbiamo raccolto circa 800 commenti e recensiamo circa 200 aziende, è un ottimo risultato visto che siamo on-line da poco più di un mese e che siamo ancora in pieno sviluppo. Stiamo infatti raccogliendo le segnalazioni degli utenti che ci stanno aiutando a migliorare il servizio.
Nel prossimo futuro stiamo sviluppando nuove funzionalità che dovrebbero rendere il portale ancora più interessante e soprattutto stiamo lavorando ad un piano di comunicazione che ci permetta di essere conosciuti dal grande pubblico.

GM: La vostra piattaforma, sovverte l’ordine delle cose e per le imprese è sempre più difficile mantenere il controllo sulle informazioni e sulla propria reputazione online. Considerando che molte delle aziende recensite sono anche quotate in borsa, credo che alcune, se non vi hanno già chiamato è perché, ancora, non si sono accorte dell’esistenza delle recensioni al vetriolo custodite fra le vostre pagine. Ma un’azienda quali opportunità può cogliere dalle informazioni che vengono censite in Sopo.it?

SP: Come abbiamo spiegato chiaramente noi offriamo un duplice servizio, il primo è rivolto agli utenti che possono valutare bottom-up il proprio lavoro raccontando la propria esperienza, il secondo è un servizio rivolto alle aziende che potranno utilizzare il nostro portale come uno strumento di monitoraggio della soddisfazione dei dipendenti per scoprire i propri punti di forza e debolezza e raggiungere il miglioramento continuo della qualità del lavoro. E’ dimostrato che maggiore è la soddisfazione, migliori saranno i risultati aziendali.

Devo dire che i contatti che abbiamo avuto al momento con i rappresentanti aziendali sono stati positivi volti in particolar modo al miglioramento del servizio. C’è stato chi ha utilizzato il portale per fare una vera e propria indagine di soddisfazione interna, in questo modo ci poniamo come organismo terzo e indipendente in grado di garantire l’anonimato dei fruitori del servizio. Il risultato è stato utile e apprezzato.

GM: Quello che dici è interessante e credo che questo tipo di servizio, se usato in maniera non superficiale, possa avere una grande utilità sia per le aziende che per i lavoratori. Prima però, di ringraziarti per la disponibilità e salutarci, toglici un’ultima curiosità, un po’ banale se vuoi, ma ce la chiediamo tutti: Sopo, che vuol dire? Come avete trovato questo nome?

SP: Sopo è un nome di fantasia, un nome bizzarro nato in tempi non sospetti da una mente creativa, questo nick è stato coltivato per anni nella consapevolezza che prima o poi avrebbe fatto nascere qualcosa di buono, Sopo è per noi un nome familiare che adesso è diventato un progetto, che in pieno stile web 2.0, mira a sconvolgere le regole per creare qualcosa di unico, grande e assolutamente indispensabile.

Le banche valutano l’affidabilità creditizia tramite i Social Network

January 21st, 2010 § 3

Affidabilità creditizia attraverso i social network

Il 13 dicembre scorso, Erica Sandberg ha proposto, sul blog City Brights, un interessante articolo che richiama un’approfondita inchiesta da lei realizzata sull’uso delle digital footprint in ambito finance.

L’inchiesta rivelava una notizia curiosa: la Rapleaf, un’azienda specializzata in analisi dati, ha iniziato a studiare i social network per fornire alle banche ulteriori parametri di giudizio sull’affidabilità creditizia dei netizen.

In poche parole, avendo il 67% delle persone connesse alla Rete, un account di un social network, è possibile tracciare  un profilo delle loro frequentazioni, estrapolando così ottimi dati demografici.

Gli studi demografici non sono un’invenzione recente, le banche li hanno sempre usati, oggi però c’è la possibilità di averne, semplicemente, di più accurati.

Ma com’è possibile utilizzare quello che c’è sui social network per queste attività?

E’ possibile perché sicuramente fra i vostri 400 amici su Facebook, ve ne sarà più di uno già censito nelle banche dati degli istituti di credito. Questo può banalmente accadere  per la richiesta di mutuo, per la sottoscrizione un prodotto finanziario o previdenziale, o per l’insermento del suo nome nel database della centrale dei rischi. Così,  se si riuscisse a correlare le informazioni presenti in questi archivi con la lista dei vostri amici su facebook si potrebbero fare delle considerazioni interessanti. Statisticamente se cominciano a esserci due, tre o quattro…dieci…cento… dei vostri amici che hanno manifestato interesse verso uno specifico prodotto finanziario, magari anche voi potreste esserne interessati. Magari non è così, magari non lo siete affatto, ma il principio del “like follows like” è approssimativo ma sufficientemente concreto da rendere possibile una correlazione.

Così facendo questi dati potrebbero massimizzare i risultati della azioni di marketing, che diventerebbero da indiscriminate a mirate, e assai meno costose.

Non solo. Immaginate il caso in cui, il massimale della vostra carta di credito vi sia assegnato in base ai calcoli di un sofisticato algoritmo che tiene conto di quanto risultan “buoni pagatori” i vostri amici su Facebook… migliore è la reputazione della cerchia di amici che avete su FriendFeed, maggiore sarà la sicurezza che appartenendo, bene o male, alla loro stessa fascia sociale, il vostro comportamento andrà ad assere più prevedibile e meno rischioso per la banca.

Davanti a queste analisi c’è poco da fare. Sicuramente bisogna essere furbi e non accettare connessioni con profili sconosciuti o sospetti, non assegnando mai a questi le credenziali per vedere tutto il proprio profilo. Inoltre è buona norma fare le “pulizie di primavera” di tanto in tanto: tagliare le connessioni dalle quali non si riceve alcun beneficio o con le quali non si interagisce mai. Cercate inoltre, di dare occasionalmente uno sguardo alle informazioni che avete lasciato sui social network, magari nel tempo qualcosa che avete inserito può risultare non conveniente o rischiosa da lasciar pubblica.

  1. Photo credits: bitzcelt

Intervista a Jonathan N. Schreiber di Pipl

January 18th, 2010 § 1

Jonathan N Schereiber - Pipl.com
Oggi scopriamo qualche cosa in più su quello che sembra essere il motore più performante nel People e Business Searching. Lo facciamo conoscendo Jonathan N. Schreiber, SVP Business Development, di Pipl.

GM: Da un lato, quando uso Pipl resto sempre meravigliato dalla sua profondità e capacità di analisi. Su di me, ad esempio, saltano fuori informazioni che avevo completamente dimenticato di aver lasciato in Rete. Benché abbia provato a cercarmi con molti altri motori, Pipl.com è quello che ha ripescato il maggior numero di informazioni. Dall’altro lato, però, su Pipl non riesco ad apprendere nulla. Sulla vostra home-page le informazioni sono ridotte all’essenziale. A cosa è dovuta tutta questa riservatezza?

JNS: Ah! Nessun segreto volontario. Alla fine dei conti siamo un servizio che ha un unico obiettivo: essere il miglior People (nd Business) Search Engine. Quindi, in questo senso non credo che alla gente veramente importi chi siamo; almeno finché si raggiunge questo tipo di risultato. Inoltre devi tenere presente che siamo una squadra composta prevalentemente da ingegneri, architetti e product manager (vale a dire dei geek), e che in genere non sono figure che hanno attenzione agli stessi dettagli di un team di vendita. In aggiunta, praticamente tutto il nostro business development e’ rivolto all’esterno ed e’ basato su relazioni strategiche; di conseguenza, la creazione di un sito corporate non è mai stata una delle nostre priorità.

GM: E’ possible conoscere qualche cosa in più sul progetto? Quando è nato? Quali piani avete per la vostra espansione? Chi ha avuto l’idea di fondare Pipl?

JNS: L’azienda è stata fondata poco più di 4 anni fa da Matt Hertz, il nostro amministratore delegato. L’obiettivo iniziale della società era quello di costruire un motore di ricerca basato sulla ricerca object-oriented (quindi niente a che vedere con “key word” e “pertinenza”). Quando l’azienda ha lanciato il suo prodotto, abbiamo lanciato un motore di ricerca generico, ma abbiamo presto scoperto che i nostri utenti avevano un certo “appetito” per le ricerche sulle persone. Così è nato il nostro fucus sul tema in questione. In termini di espansione stiamo lavorando su due binari, uno è quello di mantenere la nostra leadership sui dati, il secondo è quello di migliorare l’uso di tali dati attraverso delle partnership.

GM: Se dovessi dare 3 suggerimenti strategici, tre cose da non scordare mai di fare, per avere un’ottima reputazione online quali sarebbero?

JNS: Uno: Ricordatevi che tutto ciò che mettete on-line (e forse anche off-line) sarà disponibile per sempre, quindi state attenti e fatevi furbi. Secondo: utilizzare i blog, LinkedIn, e gli altri strumenti al fine di garantire che quando qualcuno vi cercherà online, la prima cosa che troverà sarà ciò che volete voi. Terzo: Sappiate che quando credete di essere anonimi (ad esempio quando fate un commento su un blog usando solo il vostro username), in realtà non lo siete. Le aziende possono ‘facilmente’ ricomporre il puzzle e mettere tutti i dati insieme per avere una fotografia di voi. Bisogna essere diligenti perché veramente, oggi, non ci sono più segreti.

GM: Uno dei temi caldi legati alla ricerca di nomi di persona online è quello dell’omonimia. Come posso differenziarmi dai miei omonimi? Inoltre quali suggerimenti possono essere dati per limitare i danni che alcune delle loro azioni possono arrecare indirettamente anche alla mia reputazione?

JNS: Trovare la soluzione per questo problema sarebbe per noi come trovare il Santo Graal! Io non credo che ci sia, al momento, davvero qualcosa di efficace che un utente possa fare, ma stiamo lavorando su un paio di progetti che, spero, potranno essere di aiuto. Il fatto è che ci sono un sacco “John Smith” negli Stati Uniti e senza un occhio umano è difficile coglierne le differenze. Invece, per quanto riguarda le azioni da fare per limitare i danni che gli omonimi possono arrecare, credo che valga quello che ho detto prima. È necessario garantire che la vostra voce sia quella che appare per prima, piuttosto che le informazioni sul tizio che è appena stato messo in carcere e che porta il vostro stesso nome.

Personal Branding: 6 cose da NON fare!

January 14th, 2010 § 2

Personal Branding
Ormai, basta cercare su google per trovare una marea di materiale sul Personal Branding. Benché la letteratura sulla materia non manchi, alla fine i consigli sono di solito sempre gli stessi: è necessario avere un profilo su Linkedin, è fortemente raccomandato scrivere sui blog e sui social network, Twitter è da tenere in altissima considerazione, lasciate tracce positive, ecc…

Per questo mi fa piacere segnalarvi l’articolo di Meridith Levinson apparso oggi su CIO e scritto insieme ad alcuni guru americani del personal branding.
In poche pagine vengono messe a fuoco le cose da non fare, gli errori in grado di vanificare gli sforzi per avere un’ottima reputazione online e trovare soddisfazione nella crescita professionale

Spesso sono errori banali, come confondere l’aumento della visibilità con il personal branding , essere poco focalizzati, seguire ciò che fanno gli altri senza differenziarsi, essere incoerenti ed ambigui con i nostri comportamenti online. Il tutto pensando magari che i risultati sui i blog e sui social media si raggiungano senza costanza e in breve tempo. Oppure, peggio ancora, sovra-esponendosi.

L’articolo completo si intitola “6 Personal Branding Mistakes That Can Threaten Your Job Search” e lo trovate qui.
Buona lettura!

  1. Photo credits: Daniel Y. Go

Intervista a Vladimir Oane di uberVU

January 11th, 2010 § 0

Vladimir Oane uberVU

Ho fatto quattro chiacchere sui temi dell’identità digitale, delle reputazione in Rete e sulle tracce che si lasciano navingando con  Vladimir Oane, Founder & CEO di uberVU, un potente motore che scandaglia i social network e ti aiuta nello scovare e seguire le conversazioni che ti interessano, anche quando queste avvengo su più piattaforme differenti.

Ne è uscita un’intervista interessante, in cui Vladimir ci dà alcuni suggerimenti dal suo particolare punto di vista.

GM: Se ti chiedessero la ricetta per avere un’ottima reputazione online, cosa potresti suggerire? Come secondo te, potrebbe essere usato uberVU anche dalle persone comuni per gestire in maniera corretta la propria digital identity?

VO: Gli strumenti sono sicuramente fondamentali ma credo che la mentalità sia l’aspetto più importante. Bisogna partecipare alle conversazioni e vivere attivamente la  “Socialsphere”. Una volta che è sia fatto questo, allora ci si accorge di avere bisogno di uno strumento di analisi come uberVU per andare ad un livello successivo.

GM: C’è la convinzione che su internet le ricerche che hanno per oggetto un nome e un cognome siano eseguite solo per leggere l’ultimo gossip sui VIP o al massimo per ritrovare vecchie fiamme e compagni di scuola. Tu, invece, come usi le digital footprint che le persone lasciano online? Ti è mai capitato di reperire attraverso internet informazioni su partner commerciali che avresti dovuto incontrare nel breve periodo, su professionisti che proponevano la loro candidatura per una carriera nella tua azienda, ecc…?

VO: Certamente il gossip è una categoria popolare… nessuno può negarlo. Sono sicuro che la maggior parte delle persone utilizzi internet in questo modo, ma sono anche certo che oggi viviamo così “pubblicamente”, che è quindi normale ricorrere ai Social Network per cercare informazioni ogni volta che si assume qualcuno o si sta per incontrare un partner d’affari per la prima volta.

Mentre alcune persone  inorridiranno alla sola idea di ricorrere alle digital footprints, sicuramente sempre più aziende ne approfitteranno, perché queste informazioni sono preziose. Dalle vendite alle ricerche di mercato … non vi sarà alcun reparto aziendale non influenzato dai Social Media.

GM: Restando in tema di personal digital reputation, spesso i vip gestiscono la loro reputazione online esattamente come lo fanno i marchi di prestigio, ma cosa puoi dirmi dei politici? Pensi che uberVU possa essere d’aiuto anche a loro? Credo che su questo tema, anche i cittadini possano avvantaggiarsi dell’uso della vostra piattaforma per eliminare il rumore di fondo e seguire le idee e le azioni dei leader politici solo sulle cose veramente importanti. Cosa ne pensi? Siete a conoscenza di qualche uso curioso di uberVU?

VO: La politica sarebbe davvero un caso interessante, purtroppo non è che molti politici siano così aperti ad impegnarsi in attività sui social media. La campagna social di Obama è stato un grande successo, ma si può solo sperare che altri politici, da tutto il mondo vadano a seguire il suo esempio abbracciando questi nuovi strumenti.

Il Brand Monitoring è di gran lunga l’attività più diffusa su uberVU. Ma alcune persone lo utilizzano per monitorare i solo settori e vedere le storie più discusse nei loro campi di interesse, mentre altri usano uberVU per spiare i loro concorrenti o come strumento marketing. L’utilizzo di uberVU è a discrezione degli utenti.

123people inaugura il blog in lingua italiana

January 10th, 2010 § 0

123People.com
È stato lanciato in questi giorni il blog in lingua italiana di 123people, la multinazionale austriaca specializzata nell’ambito del People Search Engine.

123people è di fatto uno dei motori di ricerca per persone più usato in Rete, in grado di esplorare ogni angolo del Web per aiutarvi a trovare informazioni su chiunque voi dediseriate. Vi basterà inserire un nome ed un cognome per far si che un potete algoritmo inizi a restituirvi profili personali completi e mirati, fatti di immagini, video, numeri di telefono, indirizzi e-mail, profili di social network, profili di Wikipedia e molto ancora.

Dalla sede di  Vienna, 123people è presente ormai in dieci nazionali (Austria, Canada, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera, UK e Stati Uniti) e può contare su ben 15 milioni di visitatori mensili; un numero veramente considerevole di accessi!

Il blog italiano sarà gestito da Luca Sartoni, un nome conosciuto della blogosfera italiana, nominato la scorsa estate PR & Media Strategist per il Bel Paese.

Profilo su LinkedIn: i campi “Summary” e “Specialities”

January 6th, 2010 § 0


LinkedIn è un servizio sempre maggiormente utilizzato, in grado di regalare ottime opportunità di crescita professionale a chi decide di entrare a far parte del network. Grazie ad esso, con pochi click, moltissimi recruiter hanno la possibilità di consultare l’enorme quantitativo di curriculum conservato nel suo database. Diventa quindi fondamentale curare il proprio profilo e mantenerlo sempre in ordine.
Statisticamente i campi più ostici da compilare sembrano essere: “Summary” e “Specialities”.
Il primo è lasciato solitamente vuoto, oppure riempito con una lunghissima lettera di presentazione. Il secondo viene spesso usato come deposito di “keyword”, inserite con la speranza che aiutino ad essere trovati dal motore di ricerca.

Discutendo online con Osvaldo Danzi di questi temi, ho appreso che all’occhio del recruiter, i due campi, rivestono invece una fondamentale importanza.
In “Summary”, il selezionatore, si aspetta di trovare un flash che in poche righe riassuma l’attività professionale della persona, mentre nel campo “Specialities” vorrebbe trovarsi elencate le competenze generiche di quest’ultima.
In poche parole: è necessario curare al meglio le prime due aree, specificando poi i dettagli della propria situazione attuale nello spazio destinato da LinkedIn a descrivere l’occupazione. Sarà poi sufficiente, limitare ad un veloce colpo d’occhio, tutto quello che riguarda il percorso professionale e di carriera svolto in passato.

Al recruiter interessa sapere cosa il candidato sa fare e cosa fa oggi, per capire meglio cosa sia possibile proporgli e per cosa sia appropriato candidarlo. Certo, è interessante anche il percorso dal quale proviene, ma non fino a sapere il dettaglio delle mansioni ricoperte da lui nel passato. Infatti, sono in pochi quelli che sarebbero interessati a svolgere gli stessi compiti di allora, in una nuova posizione…

Ignite @ Romagna Business Club

January 5th, 2010 § 0


Se ti dessero solamente 5 minuti per parlare di online reputation, come li useresti? Se avessi a disposizione appena 20 slide che scorrono automaticamente ogni 15 secondi, pensi si potrebbero dare alcune indicazioni utili?

Io ho provato, e questo video ne è il risultato. È stato girato alla seconda “Ignite Night” del Romagna Business Club.

L’abc…

January 4th, 2010 § 0

L'abc dela Digital Reputation

Iniziamo dalle basi. Se proprio non sapete da dove cominciare nel prendervi cura della vostra reputazione online, vi consiglio di partire monitorando un po’ quello che si dice di voi sulla Rete. Iniziamo da Google Alerts.
Google Alerts è un sistema automatizzato che vi consentirà di ricevere delle notifiche ogni qualvolta il più popolare dei motiri di ricerca avrà trovato nel web qualche cosa su di voi. Le email di notifica hanno una cadenza selezionabile secondo le vostre esigenze e contengono il link e un abstrac della notizia che vi riguarda.
Provate a impostarne uno con il vostro nome e cognome, poi aggiungetene altri usando le parole chiave che vi interessa monitorare.

Inoltre, questo video vi insegnerà un paio di trucchetti niente male. Dateci uno sguardo.

  1. Photo credits: Jeremy Brooks

Cominciamo

October 1st, 2009 § 0

Lasciamo orme digitali...
Di brand reputation se ne parla ormai da tempo. Persino in Italia esiste un mercato per i servizi legati a questo tema, anche se non credo sia molto grande. Le aziende più previdenti hanno cominciato a interrogarsi e qualcuna ha già cominciato a usare gli strumenti più appropriati per monitorare la propria immagine. Ma la coscienza di poter essere googleati anche noi, con il nostro nome e cognome, non è altrettanto diffusa.
Le persone pensano che nessuno le vada mai a cercare. E se anche lontanamente questo deovesse accadere, sarebbe per merito di qualche nostalgico compagno di banco. Purtroppo non è così. La nostra presenza in rete lascia tracce, foto, affermazioni, giudizi, apprezzamenti di cui spesso ci dimentichiamo.
Tutto questo materiale è pronto a saltar fuori. Non è in questione se uscirà o no da una ricerca su Google, è in questione solo quando.
E quando uscirà fuori?
Normalmente proprio quando non doveva uscir fuori…

Qui si parla di questo.

Ed io…io chi sono?

Mi chiamo Giorgio Minguzzi, classe ‘75, nato per sbaglio in Piemonte, ma romagnolo da oltre 20 generazioni. Di mestiere mi occupo di marketing di prodotto per una storica azienda metalmeccanica. Poi mi interesso di internet, di cose che fanno bip, di cose con le lucine, di computer, di hi-tech, di social media, insomma di roba che piace ai geek.
Per ora qui scrivo un po’ io; ma spero presto possiate iniziare anche voi.

  1. Photo credits: Eduardo Deboni