
Ad Adele McAlear è capitato di perdere un amico e di restare impressionata dal persistere del legame di amicizia su Facebook. A me è capitato lo stesso e chissà quanti di voi hanno vissuto la medesima esperienza.
Mentre a me la cosa ha lasciato abbastanza indifferente (anche se non nego di provare commozione nel vedere comparire ogni tanto l’avatar dell’amico che non c’è più), ad Adele, ha generato interrogativi profondi sui grandi temi della vita e sull’ off-line definitivo, al quale tutti siamo destinati.
Ne è nato un lavoro interessante, tuttora in corso, che si chiama deathanddigitallegacy.com e che ha per tema l’impatto della morte sulle nostra identità digitale. Nel suo blog, Adele raccoglie testimonianze e racconti su questo tema, sì funereo, ma anche molto interessante e concreto.
Infatti, ad uno sguardo superficiale, siamo tentati di archiviare in fretta la questione. È tipico ritenere che una volta morti, non ci importerà più nulla delle tracce digitali che abbiamo lasciato in vita.
La cosa invece si dimostra assai differente nel momento in cui iniziamo a pensare alle persone care che lasceremo in questo mondo, figli compresi.
Sì perché, alla fine, le digital footprints possono raggrupparsi in due macro categorie: quelle qualificabili grazie ad un certo valore economico e quelle di natura sentimentale o affettiva.
Per quanto concerne le prime, è facile capire quale valore in termini economici possa avere una proprietà intellettuale. Quanto potrebbe valere un inedito di uno scrittore famoso che giace nascosto fra i documenti di GoogleDocs? Oppure un dominio ambito, magari in scadenza proproo a poche settimane dalla nostra scomparsa?
Dove si parla di lavoro, e specialmente di proprietà intellettuale, sono certo che agli eredi non dispiacerebbe avere l’opportunità di poter verificare i contenuti di alcuni account.
Sicuramente alcuni ritrovamenti “digitali” sarebbero in grado di cambiare persino il tenore di vita di una persona o di un’intera famiglia.
Per quanto riguarda invece le tracce legate alla sfera sentimentale e privata, credo che la cosa sia ancora di maggiore attualità. Oggi sottoscriviamo delle policy per le quali siamo consapevoli dei settaggi di sicurezza dei nostri account email, facebook, linkedin, ecc… ma giunti alla fine della nostra vita, per quanti anni queste policy rimarranno in accordo con quanto da noi accettato?
Se domani Facebook decidesse, per assurdo, di aprire tutte le foto al pubblico, sareste proprio contenti di rendere disponibili certe fotografie ai vostri figli o ai vostri genitori?
E se a distanza di tempo le miei scelte, allora legittime, risultassero inconcepibili o peggio, disdicevoli? La morale comune cambia nel tempo…
Per rispondere a queste esigenze, tutt’altro che banali, sta persino fiorendo un mercato di servizi e di consulenza. Da deathanddigitallegacy.com fino a entrustet.com, sono tante le start-up che hanno iniziato a lavorare su questi temi facenod nascere nuove figure professionali, come ad esempio il Digital Executor.
Quindi che dire, se non…long life & prosper!?