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	<title>Digital Reputation &#187; hiring policy</title>
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		<title>La reputazione online nella vita professionale e privata</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 17:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiominguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hutch Carpenter, sostiene che entro 20 anni ciascuno di noi sarà caratterizzato da un punteggio relativo alla propria reputazione online. Lo afferma sul suo blog in un articolo dal titolo: “In the future We’ll all have Online Reputation Scores”. Vent’anni sono tanti, e non so francamente cosa accadrà. Inoltre, come dice Jack Dorsey , non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/01/indagine-reputazione-online.jpg"><img src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/01/indagine-reputazione-online.jpg" alt="La reputazione online" title="La reputazione online" width="463" height="309" class="alignleft size-full wp-image-251" /></a></p>
<p><a href="http://bhc3.wordpress.com/about/" target="_blank"><strong>Hutch Carpenter</strong></a>, sostiene che entro 20 anni ciascuno di noi sarà caratterizzato da un punteggio relativo alla propria reputazione online. Lo afferma sul suo blog in un articolo dal titolo: “<a href="http://bhc3.wordpress.com/2010/01/26/in-the-future-well-all-have-online-reputation-scores/" target="_blank">In the future We’ll all have Online Reputation Scores</a>”.<br />
Vent’anni sono tanti, e non so francamente cosa accadrà. Inoltre, come dice <a href="http://www.123people.it/blog/identita-digitale-e-reputazione-online-intervista-a-jack-dorsey-di-twitter/" target="_blank">Jack Dorsey</a> , non è che ci sia al momento nulla di particolarmente innovativo in quest’ ambito.</p>
<p>Al momento invece, c’è già un trend ben delineato e assai più attuale, che è quello evidenziato alla ricerca di Microsoft realizzata a dicembre 2009. La ricerca dal titolo: “<strong>Data Privacy Day: Perceptions study</strong> ” evidenzia  i molteplici aspetti in cui la reputazione online, riveste un ruolo di primaria importanza nella nostra vita. Con inimmaginabili ripercussioni persiono in quella lavorativa.</p>
<p>Per realizzarla si è usato un campione abbastanza vasto, 1200 responsabili delle risorse umane e 1200 normali lavoratori, provenienti da diverse Nazioni: Stati Uniti, UK, Francia e Germania.<br />
I risultati sono molto interessanti e fanno emergere fondamentalmente tre macro-questioni:</p>
<p><strong>L’impatto della reputazione online sulla vita professionale</strong><br />
Inaspettatamente si è visto che l’impatto delle nostre tracce in Rete è diventato nel tempo un fattore chiave, tenuto in considerazione da molti recruiter; anche se questa attitudine varia a seconda della nazionalità. Ad ogni modo, le aziende più strutturate hanno già iniziato ad implementare delle policy sulla valutazione che tengano conto della <em>reputazione online</em> dei candidati.</p>
<p>Ad eccezione della Francia, dove questo trend ha segno inverso, sono i recruiter di sesso maschile quelli più propensi ad utilizzare internet per valutare i profili che gli sono sottoposti. Queste ricerche non sono affatto superficiali, bensì scopriamo che sono molto più approfondite di quanto fosse possibile immaginare e che i recruiter si sentono pienamente legittimati nel cercare le tue citazioni, guardare il tuo profilo su linkedin, su twitter, su facebook. Inoltre, benché non tutto ciò che si trova in rete, è detto che sia vero, capita che alcune candidature vengano rifiutate comunque per le informazioni che sono emerse da questo tipo di analisi. I recruiter sostengono inoltre di dire sempre ai canditati se il rifiuto sia dovuto a materiale su di loro trovato online, ma i candidati non confermano questa affermazione.</p>
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</a><br />
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<p></noscript><br />
</object></p>
<p>Comunque sia, il selezionatore sente la questione della <em>reputazione online</em> come una cosa strettaente legata al suo lavoro e ai suoi obiettivi.<br />
<strong><br />
L’impatto della reputazione online nella vita privata</strong><br />
È facile cercare informazioni sulla reputazione online di qualcuno nel caso in cui si voglia avere relazioni sociali o sentimentali, ma l’assiduità di questo tipo di ricerca varia molto a seconda dell’età. Il campione intervistato si dimostra preoccupato per quello che può accadere alla loro identià digitale. Temono infatti di essere vittime di bullismo, di atti di diffamazione, di truffe o molestie. Gli intervistati inoltre affermano di temere particolarmente per la loro reputaizone online i contenuti generati da dispositivi mobili come cellulari, fotocamente, registratori…</p>
<p><strong>Cosa viene fatto per mantenere la propria reputazione online</strong><br />
Il campione intervistato sembra porre molta attenzione nel mantenere separata l’identità privata da quella professionale, infatti la maggioranza afferma di utilizzare misure per difendere la propria reputazione online, ma sono abbastanza divisi sulle capacità di gestire gli strumenti e la responsabilità dovuta ai problemi di questo tipo.<br />
Ma sarà vero? Gli utenti sono realmente proattivi e attenti a queste tematiche?</p>
<p>Alla fine il dato più rilevante, e per certi versi impressionante, è che il 79% dei selezionatori e dei responsabili delle risorse umane negli USA, controllano già oggi, le informazioni presenti online quando devono validare una candidatura. Un curriculum poco chiaro, oppure doppi o tripli CV a seconda del taglio che si vuole dare alla propria candidatura, vengono tutti controllati cercando informazioni online e valutando le digital footprint lasciate in Rete.</p>
<p><a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/01/cosa-fa-una-pessima-reputaione-online.png"><img src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/01/cosa-fa-una-pessima-reputaione-online.png" alt="Cosa interessa allo HR manager di quello che fai online?" title="Cosa interessa allo HR manager di quello che fai online?" width="465" height="332" class="aligncenter size-full wp-image-252" /></a></p>
<p>Volentieri, vi metto a disposizione la ricerca completa preparata da Microsoft:<br />
-	<a href="http://go.microsoft.com/?linkid=9709510" target="_self">Online reputation research overview</a> (PDF completo)<br />
-	<a href="http://go.microsoft.com/?linkid=9709255" target="_self">Online reputation research</a> (presentazione Power Point)</p>
<p>Vi consiglio quindi di stampare e conservare questa preziosa ricerca. Se è vero quello che dice <a href="http://blogs.technet.com/privacyimperative/archive/2010/01/27/microsoft-releases-a-study-on-data-privacy-day.aspx" target="_blank">Peter Cullen</a>, chief privacy strategist di Microsoft sul suo blog: il 70% dei recruiter americani (il 41% in UK) hanno già scartato delle candidature in base alle informazioni reperite online. Occorre quindi investire del tempo per la costruzione di una buona reputazione online.</p>
<p>Se non per l&#8217;immediato, sicuramente per il futuro.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_12" class="footnote">Photo credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/deboni/" target="_blank">!borghetti</a><!--/li--></li>
</ol>
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