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	<title>Digital Reputation &#187; privacy</title>
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		<title>La privacy fin dal concepimento</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 19:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiominguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’autunno scorso la famosa ditta di sicurezza informatica AVG ha pubblicato uno studio relativo alle digital footprints lasciate dai bambini. Una ricerca abbastanza rigorosa che ha coinvolto molti Paesi occidentali fra i quali Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Da questo studio sono emersi dati, per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’autunno scorso la famosa ditta di sicurezza informatica <a href="http://www.avg.com" target="_blank"><strong>AVG</strong></a> ha pubblicato uno studio relativo alle <strong>digital footprints</strong> lasciate dai bambini. Una <a href="http://jrsmith.blog.avg.com/2010/10/would-you-want-a-digital-footprint-from-birth.html" target="_self">ricerca abbastanza rigorosa</a> che ha coinvolto molti Paesi occidentali fra i quali Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Da questo studio sono emersi dati, per un certo verso, sorprendenti. Basti pensare che il <strong>34% delle madri ha dichiarato di aver postato online l’ecografia</strong> del proprio bambino. Il <a href="http://jrsmith.blog.avg.com/2010/10/would-you-want-a-digital-footprint-from-birth.html" target="_self">rapporto</a> parla di un 33% di neonati che avrebbe immagini pubblicate in Rete. Uno studio come questo, mette in evidenza come i bambini comincino a lasciare <strong>tracce digitali</strong> della loro vita, ancor prima di venire alla luce. Senza però avere la minima possibilità di tutelare la propria intimità e riservatezza. <span id="more-613"></span><br />
Un terzo vede pubblicate online le foto del parto direttamente da papà e mamma. E ancora, c’è chi apre un blog sul nascituro, chi gli crea un account email ancor prima che emetta un vagito e chi dissemina i social network delle sue immagini mentre fa il bagnetto. Insomma, non ci sono speranze per la riservatezza, perchè appena nati il 70% dei genitori “spamma” amici, parenti e social network con le nostre immagini.<br />
Certo, il mestiere del genitore è sicuramente il più difficile del mondo, ma occorre che i padri e le madri diventino custodi più consapevoli della privacy dei loro figli. Vorrei francamente sentire cosa direbbero se qualcuno curiosasse nei vecchi album di casa e prendesse da lì qualche foto ingiallita, magari quella sul vasino da notte, e le pubblicasse con su Facebook. Taggate e ben visibili li per tutti, amici e colleghi di lavoro.<br />
Per fortuna alcuni studi americani evidenziano come a volte, gli adolescenti siano più consapevoli dei genitori sulla cura della loro privacy. Nel rapporto intitolato “<a href="http://www.truste.com/privacy_seals_and_services/consumer_privacy/social_networking_survey.html" target="_blank"><strong>The Kids Are Alright</strong></a>” si evince come il 66% degli adolescenti sia interessato a sapere l&#8217;identità di colui che accede ai loro profili sui social network e come l’80% di loro abbia in quache modo utilizzato le funzioni e i parametri di riservatezza per celare i contenuti digitali che non volevano condividere online. Il rapporto è pubblicato gratuitamente online, corredato di una bella <a href="http://www.truste.com/pdf/TRUSTe_ParentTeenPrivacyTips.pdf" target="_blank"><strong>guida per genitori</strong></a>. E&#8217; una lettura che merita di essere consigliata.</p>
<p>Photo credits: <strong id="yui_3_2_0_1_1295204784057548"> </strong><strong id="yui_3_2_0_1_1295204784057548"><a href="http://www.flickr.com/photos/jacksonlatka/">Jackson Latka</a></strong></p>
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		<title>Augmented Identity</title>
		<link>http://www.digitalreputation.it/2010/02/24/augmented-identity/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 21:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiominguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre sto ancora cercando di capire quali siano le opportunità dell’Augmented Reality, scopro che probabilmente siamo già andati oltre. Stiamo, infatti, per parlare di Augmented Identity. Sì, perché la ditta svedese TAT (acronimo di “The Astonishing Tribe”) ha realizzato un software per dispositivi mobile che miscela sapientemente le ultime tecnologie di riconoscimento facciale, il cloud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-411" title="Augmented ID" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/02/augmented-id.jpg" alt="Augmented ID" width="462" height="261" /><br />
Mentre sto ancora cercando di capire quali siano le opportunità dell’Augmented Reality, scopro che probabilmente siamo già andati oltre.<br />
Stiamo, infatti, per parlare di <strong>Augmented Identity</strong>.<br />
Sì, perché la ditta svedese <a href="http://www.tat.se" target="_blank">TAT</a> (acronimo di “<a href="http://www.tat.se" target="_blank">The Astonishing Tribe</a>”) ha realizzato un software per dispositivi <em>mobile</em> che miscela sapientemente le ultime tecnologie di riconoscimento facciale, il cloud computing e l’augmented reality con le nostre identità digitali, fatte di social network e digital footprints.<br />
Il risultato di questo mix è un prototipo che si chiama <strong>Recognizr</strong>. Si tratta di un’applicazione <em>mobile</em> che permette all’utente di fotografare con la webcam del cellulare chi è con lui, inoltrare la foto a un potente server in cloud computing, il quale ha il compito di analizzare il volto della persona fotografata con i migliori software di riconoscimento facciale. Nel caso in cui il volto si trovi nella banca dati (al momento il prototipo è connesso con la Libreria di <a href="http://www.polarrose.com/" target="_blank">Polar Rose</a>) allora il software sarà in grado di restituire una serie di informazioni legate all’identità digitale della persona in oggetto: nome, cognome, informazioni generali, social networks, ecc…<br />
L’applicazione è in grado di riconosce automaticamente la posizione del volto nello scatto e di <em>&#8220;contronarla&#8221;</em> delle icone “social” correlate all&#8217;indentità della persona ritratta nella fotografia.<br />
L’applicazione, al momento, è solo un prototipo, in grado di girare su Android abbinato a smartphone con telecamere superiori ai 5 megapixel, ma si sta lavorando anche alla versione per iPhone.</p>
<p>Di per sé il software pare ben fatto e sembra consentire l’apertura di scenari interessanti, anche se mi piacerebbe provarlo di persona. Sarei molto curioso di capire quale precisione riesca a raggiungere il riconoscimento facciale e fino a che punto sia in grado di riconoscere i volti. Ad esempio quando sono parzialmente coperti (come quando s’indossa un cappello) e fino a quale distanza questo risulti possibile. Inoltre fino a quando l’unica library sarà quella di <a href="http://www.polarrose.com/" target="_blank">Polar Rose</a>? Quali altre potrebbero aderire al progetto ?<br />
Certo è che se il prodotto continuerà a evolvere in questa direzione, non ora, ma magari fra qualche anno, potremmo ritrovarci con le nostre foto taggate automaticamente.<br />
Paura, eh? Mentre con terrore pensate alla fine che sta facendo la vostra privacy&#8230;godetevi la demo in questo video caricato dalla <a href="http://www.tat.se/" target="_blank">TAT</a> su Youtube.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5GqJHaNRlas&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/5GqJHaNRlas&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Gli scheletri nel profilo del tuo medico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 06:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiominguzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personal]]></category>
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		<description><![CDATA[“The Chronicle of Higher Education” è il nome della prima fonte d’informazioni, notizie e offerte di lavoro per quanto concerne il mondo delle facoltà e dei college americani. Ha sede a Washington e può contare su 70 editori e giornalisti a impiegati a tempo pieno più 17 corrispondenti da tutto il mondo. Proprio alla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/02/medico-e-privacy_digitalreputation.jpg" alt="Medico e privacy" title="Medico e privacy" width="462" height="249" class="alignnone size-full wp-image-328" /><br />
“</a><a href="http://chronicle.com/" target="_blank">The Chronicle of Higher Education</a>” è il nome della prima fonte d’informazioni, notizie e offerte di lavoro per quanto concerne il mondo delle facoltà e dei college americani. Ha sede a Washington e può contare su 70 editori e giornalisti a impiegati a tempo pieno più 17 corrispondenti da tutto il mondo.<br />
Proprio alla fine dello scorso Gennaio, sulle sue pagine, è stata pubblicata un’inchiesta di Jill Laster dal titolo: “<a href="http://chronicle.com/article/There-May-Be-Skeletons-in-Your/63803/" target="_blank">There May Be Skeletons in Your Doc&#8217;s Online Profile</a>” nella quale si metteva in luce il comportamento online degli studenti, degli specializzandi in medicina e purtroppo anche dei medici adulti. Infatti, senza alcuno scrupolo si è visto come questi pubblichino, sui propri profili Facebook, foto di pazienti lesive, non solo della loro privacy ma anche della loro dignità .</p>
<p>Non è una novità che gli studenti non abbiano il minimo pudore nel pubblicare qualsiasi tipo di foto, dalla sbronza presa durante una festa fino a qualche scatto da “humor nero”. E&#8217; però preoccupante scoprire che i comportamenti degli adulti non sono differenti. Anche loro utilizzano Facebook senza avere la minima attenzione al comportamento che un ruolo così delicato come  quello del medico, richiede.</p>
<p>Le Università e i centri di formazione stanno correndo ai ripari, cercando di far crescere la consapevolezza in studenti e medici. Ad esempio la <em>SUNY Upstate Medical University</em> ha aggiunto corsi di etica su Facebook, da quando il neurochirurgo <a href="http://www.syracuse.com/news/index.ssf/2009/09/posting_of_brain_photo_on_face.html" target="_blank">Dr. Donald Blaskiewicz</a> ha pensato di postare sul suo account, alcune immagini di lui in compagnia di un cranio umano aperto. Alla foto si sono subito aggiunti in calce un&#8217;infinità di commenti macabri, in perfetto stile “Hannibal the cannibal” e lo scandalo è finito sulle prime pagine dei giornali nazionali.</p>
<p>Una ricerca condotta da <em>The Journal of the American Medical Association</em> evidenzia come in 47 scuole americane di medicina su 79, vengano già segnalati casi in cui gli studenti abbiano postato online materiale compromettente per la loro futura professionalità e, in ben 6 di queste, il materiale sia risultato lesivo proprio di quel legame di fiducia che dovrebbe esserci tra paziente e dottore.</p>
<p>Certo che nemmeno dei medici, oggi, ci si può più fidare!</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_12" class="footnote">Photo credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/quanle/" target="_blank">anh quan</a></li>
</ol>
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